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Radio Live Social intervista l'Associazione Gradiva

Pubblicato il | Interviste

Le dottoresse Daniela De Filippis e Veronica Palmieri, intervistate a Radio Live Social, presentano l'Associazione Gradiva e affrontano il tema del disagio adolescenziale.

Oggi affrontiamo un argomento di estrema importanza: il disagio adolescenziale. Sono due parole importanti, ma allo stesso tempo, possiamo ammetterlo, anche piuttosto vaghe perché bisogna saper definire questo tipo di problema. E dico importante perché il disagio che coinvolge l’adolescente o colui che sta per divenire un giovane o una giovane adulta non coinvolge solo il soggetto stesso ma anche la propria famiglia e altri agenti intorno al soggetto stesso. Questo è almeno il mio pensiero. Ne parliamo oggi con due professioniste, due psicologhe, la Dott.ssa Daniela De Filippis e la Dott.ssa Veronica Palmieri dell’Associazione Gradiva.

Associazione Gradiva: di che cosa stiamo parlando, che realtà stiamo illustrando?

Dott.ssa Palmieri: "L’Associazione Gradiva nasce nel 2011 ed è un’associazione di privato sociale. Noi nasciamo sulla base di due obiettivi che accomunano il nostro gruppo di professionisti ossia quello di garantire un’interazione sociale sul territorio, quindi un’interazione con i servizi presenti sul territorio laddove la presa in carico della persona possa essere in toto, quindi rispetto a tutti quelli che possono essere i bisogni o le sfaccettature che la problematica che la persona porta presenta. Il secondo obiettivo è quello di garantire l’accessibilità delle terapie a tutti. Quando dico a tutti parlo anche di una dimensione economica, nel senso che il garantire le terapie a tutti in una dimensione sociale più allargata permette di accedere anche a una dimensione psicologica che spesso viene tralasciata nella dimensione della cura".

Facciamo una bella definizione di quello che possiamo considerare il disagio adolescenziale, perché nella mia esperienza di speaker ho notato che molte parole che si possono utilizzare tranquillamente in campo psicologico, l’uomo della strada ne abusa e ne abusa anche parecchio. Che cos’è il disagio giovanile, anzi il disagio adolescenziale?

Dott.ssa De Filippis: "Quando parliamo di disagio adolescenziale ci occupiamo di un campo vasto che ha subìto anche una trasformazione rispetto ai contenuti nel corso del tempo, nel senso che ci riferiamo a una specifica fascia d’età che vede un passaggio, una sorta di età cerniera, da uno stato infantile all'età adulta. A maggior ragione questo tipo di concetto, in qualche modo, oggi lo possiamo intendere anche in termini più allargati comprendendo un’altra fascia d’età che è quella dei giovani adulti che permettono di parlare di un’adolescenza un po’ più ad ampio raggio. Parliamo di momenti di passaggio, quindi in questo senso di età cerniera, che vedono la separazione da uno stato precedente, quindi da una situazione di dipendenza da un contesto genitoriale, l’impossibilità anche per mancanza di risorse di indipendenza economica, ecc., che chiaramente allarga il campo d’azione".

Dott.ssa Palmieri: " Come la costruzione dell’identità, un’identità che ha più sfaccettature, da quella personale a quella professionale, fino alla costruzione, possiamo pensare, del proprio nucleo familiare: c’è tutto un passaggio che oggi socialmente possiamo considerare più ampio".

Oltre all’avere dichiarato il cambiamento di quello che vuol dire essere adolescente oggi, perché cambiano le dinamiche, questo è chiaro, quali sono le problematiche che voi riscontrate di più nel vostro lavoro soprattutto in questo campo, perché cambiano i tempi, cambiano anche le problematiche o anche il punto di vista con cui esse vengono affrontate, poniamo anche questo dubbio, questo quesito.

Dott.ssa Palmieri: "Sicuramente il contesto sociale ha un’influenza fortissima rispetto all’evoluzione adolescenziale. Quello che si riscontra maggiormente e su cui metterei l’accento è la dimensione della frammentazione: quindi laddove, nella costruzione della propria identità, uso questa parola anche se tecnicamente non è proprio corretta, c’è una frammentazione su più sfaccettature, bisogna costruirsi su più parti e più sfaccettature. Quella che è la problematica che appare più evidente in questo periodo è proprio la frammentazione di queste parti, con sintomi evidenti, come può essere stato quello dei tagli. Quindi direi che in questo momento storico e in questo momento sociale questa è la problematica che si riscontra di più: la frammentazione delle parti rispetto alla costruzione di una propria identità".

Dott.ssa De Filippis: "Mi riallaccio rispetto alla questione di prendere in carico il paziente. Nel senso che quando prediamo in carico un paziente effettivamente si tratta di prendere in carico anche il contesto in cui il paziente è inserito. Quindi quando ci interfacciamo con dei pazienti adolescenti o giovani adulti inevitabilmente è una presa in carico e dell’ambiente scolastico e dell’ambiente familiare, che in alcuni casi si traduce nella presa in carico reale quindi in progetti di psicoterapia rivolti a un adolescente o un giovane adulto e contemporaneamente, o parallelamente in supporto a questo, un sostegno genitoriale o sicuramente un intervento sul territorio che vede uno scambio e una comunicazione anche con le strutture in cui i giovani sono inseriti".

Noi pensiamo spesso alla scuola ma possiamo parlare anche di circoli sportivi, di associazioni, e tutto quello che concerne anche il “tempo libero” dell’adolescente e quindi quando parliamo di contesto sociale dobbiamo riferirci anche a questo e giustamente lo psicologo o chi di dovere deve prendere in consegna anche tutto questo, anche per capire il caso in esame, il paziente per l’appunto. Quali sono allora dei consigli e suggerimenti che possiamo dare soprattutto nell'ambito della famiglia, questo è certo, ma anche in ambito sportivo, aggiungo l’ambito sportivo perché in realtà è altamente formativo e ha più rilevanza di quello che si crede: quali sono i suggerimenti che possiamo dare magari ad un allenatore o un dirigente di un’associazione sportiva che ha a che fare con esordienti, adolescenti o questa fascia qui.

Dott.ssa De Filippis: "Si tratta di contesti in cui sicuramente il linguaggio predominante è diverso da quello prettamente emotivo, quindi la difficoltà principale sia in ambito sportivo che scolastico ma anche a livello familiare, è quella di trovare un canale di comunicazione con i ragazzi, con gli adolescenti o i giovani adulti che permetta loro di restituire un senso a un emozione che stanno provando; ad esempio nell'ambiente scolastico chiaramente si predilige un livello educativo, in ambito sportivo un livello legato alle regole, quindi molto spesso è difficile trovare uno spazio per poter pensare a livello emotivo. Da questo punto di vista trattandosi di un lavoro sui gruppi, cioè su una rete di persone, probabilmente ricavarsi uno spazio da dedicare a uno scambio di natura emotiva e relazionale con i ragazzi all'interno dello sport o della scuola, piuttosto che in famiglia, potrebbe essere un’indicazione, anche rispetto al fatto che i tempi oggi non lo permettono, siamo sempre tutti di corsa, tutti molto concreti, quindi riuscire a ricavarsi degli spazi di relazione con i giovani, provare a comprenderne il linguaggio e il momento di vita è più difficile".

Dott.ssa Palmieri: "Spesso ci dimentichiamo quello che è la condivisione quindi sottovalutiamo la manifestazione del disagio, sottovalutiamo quello che l’adolescente o il giovane adulto ci propone che spesso non riusciamo a prendere, a sentire e a vedere da un punto di vista emotivo".

Quindi bisognerebbe un po' rimediare in questo senso, mettersi anche un po' nei panni dell’adolescente.

Dott.ssa Palmieri: "Vedere, io userei il termine vedere".

E io ancora di più osservare.

Dott.ssa De Filippis: "Stare, probabilmente".

Eh già, sembra un verbo, un’azione sottintesa, scontata, ma così non è purtroppo oggigiorno; noi abbiamo lanciato degli spunti di riflessione.

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