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Fleabag, tra commedia e tragedia

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di Daniela De Filippis

"Ho il terribile sospetto di essere una donna avida, pervertita, egoista, cinica, depravata e moralmente fallita che non merita di chiamarsi femminista".

Letteralmente un “Sacco di pulci”.

Fleabag è sporco, dissacrante e blasfemo.

Lei, la protagonista, teatralmente interpretata dall’attrice e sceneggiatrice Phoebe Waller Bridge, è talmente definita ed evidente che non ha bisogno di un nome, o forse talmente informe da non averne ancora uno, eternamente sul confine, a tentare un controllo sul dolore del trauma e delle perdite subite, oscillando tra sentimenti talvolta intrusivi e talaltre abbandonici. Buca lo schermo, letteralmente, serafica e beffarda, comunicando con un pubblico che ha il sapore della dissociazione, o di un tentativo di dissociazione da una realtà difficile e dolorosa.

La serie tv britannica targata Amazon Prime racconta la vita di una trentenne londinese alle prese con i rottami della sua esistenza: una madre morta, un padre incapace di affetto, un’amica suicida/non-suicida, una sorella anoressica e ipercontrollante, un cognato troglodita e alcolizzato. Lei si barcamena tra questa famiglia e le sue tensioni, ed una caffetteria in forte crisi economica, raccontandola con l’ironia e il sarcasmo di una trentatreenne britannica che utilizza il sesso come anestetico, gratificazione accessibile nell’impossibilità di accesso a qualsivoglia dimensione del piacere.

O tutti si sentono così ogni tanto e non lo dicono, o sono disgraziatamente sola.

La serie di sviluppa in due stagioni, la prima orientata sull’autodistruzione della protagonista, sull’impossibilità di accedere a legami profondi e duraturi, sul trauma e la perdita, della madre e dell’amica Boo. La seconda lascia respirare la speranza della ricostruzione, dell’accesso al legame, come al dolore, ma questa volta compreso, accolto, transitato.

In uno dei suoi lavori più famosi "Narcisismo di vita, narcisismo di morte" Andrè Green ha messo in luce gli aspetti negativi e distruttivi del narcisismo collegandolo alla pulsione di morte come forma di disinvestimento che permea tutte le relazioni d’oggetto. In alcune forme di narcisismo negativo predominano sentimenti di impotenza che vanno dall’incapacità di amare, di coltivare le proprie risorse e di vivere più in generale una vera soddisfazione nonostante il raggiungimento dei risultati.

La protagonista della serie tv finisce per rimanere rinchiusa in una bolla narcisistica protettiva rispetto al dolore, che lascerebbe soli e senza appigli. D'altra parte, emergono, lentamente, un episodio dopo l’altro, germogli di vita: un banchiere che concede una seconda possibilità, una seduta da una psicoanalista, un’amica conosciuta per caso, un sacerdote alle prese con i suoi dubbi sulla fede e sulla pratica dell’astinenza sessuale...così lentamente, come luoghi accoglienti che non eliminano la frustrazione, non gratificano, ma non lasciano soli.

L’amore è orribile, orribile... e l’amore non è fatto per chi è debole, per essere romantici serve un bel po’ di speranza. Credo significhi che quando trovi la persona che ami senti la speranza.
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