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L'inventore di sogni

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di Daniela De Filippis

“...il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni.”

Peter inventa sogni. E solo chi sogna germina speranza, progettualità, futuro. E non è un caso forse che Peter sia un bambino di dieci anni, perché i bambini sognano e solo per gli adulti in grado di entrare in risonanza con il proprio mondo infantile, per chi non lo ha dimenticato, per chi non ha aderito alla tecnica del all work and no play, allora sì, forse è possibile che Peter non sia considerato del tutto un tipo strano. O difficile.

Ed io che ho la fortuna di lavorare giocando...chapeau!

I bambini insegnano a sognare.

Il libro di Mc Evan non è un libro per bambini. Ma è un libro scritto con la mente di un bambino, con le sue esperienze, i suoi vissuti, come solo un bambino può raccontarsi e raccontare.

Peter Fortune è un sognatore ad occhi aperti, un bambino che inventa avventure rocambolesche e fantastiche per sfuggire alla normalità della sua vita, o forse più plausibilmente per spiegare, teorizzare, attraverso il sogno, alla stregua del mito, la quotidianità che cambia sotto i suoi occhi.

Peter ha dieci anni, sta cambiando, non è più un bambino ma non è ancora un adolescente, alle prese con i cambiamenti corporei, con emozioni nuove e talvolta turbolente, con nuove lenti attraverso cui guardare il mondo dei suoi pari e degli adulti, coinvolto in processi separativi, ma ancora spaventato del futuro che lo attende e non conosce.

E attraverso il sogno rende pensabili esperienze altrimenti anche difficili da digerire. Sognando, racconta e si racconta la realtà in continua trasformazione, il suo viaggio nel processo di crescita.

Ed è in questo modo che, pagina dopo pagina, il lettore lo accompagna mentre è intento a far scomparire i suoi genitori attraverso l’utilizzo di una magica Pomata Svanilina, o a combattere tutto solo un misterioso ladro che compie numerosi furti nel quartiere in cui vive, o ancora a ritrovarsi nel corpo del suo gatto alle prese con gli ultimi giorni della sua vita, o nel corpo del suo cuginetto vivendo tutte le emozioni e sensazioni di un neonato.

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Secondo Bion il sogno non è solo e non è più una rappresentazione mascherata di elementi inconsci, bensì una funzione della mente, indice del funzionamento e del livello di sviluppo dell’apparato psichico del soggetto e delle sue capacità elaborative.

Lo psicoanalista britannico scrive infatti: “Ma con il termine lavoro onirico Freud intendeva il fatto che il materiale inconscio, il quale altrimenti sarebbe stato perfettamente comprensibile, veniva trasformato in un sogno e che bisognava disfare il lavoro onirico per far sì che il sogno, divenuto ormai incomprensibile, ridiventasse comprensibile. Io intendo, invece, che il materiale conscio deve venire sottoposto al lavoro-del-sogno per renderlo idoneo all'immagazzinamento. […]Freud dice che Aristotele afferma che il sogno è il “modo in cui la nostra psiche lavora durante lo stato di sonno”: io dico che è il modo in cui funziona quando è sveglia.

Con questo libro, Mc Evan racconta magistralmente uno dei passaggi più delicati dell’esistenza umana, quello dall’infanzia all’adolescenza, in cui coesistono, quasi mai in maniera conviviale, desideri, pulsioni, sogni e paure, in uno scenario emotivo irrequieto che coinvolge tanto il rapporto con gli adulti che con i pari.

L’autore, citando le Metamorfosi di Ovidio, ricorda che “In nova fert animus mutatas dicere formas corpora”, ovvero “L’estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi”: poiché nulla è immobile, tutto cambia e Peter crescerà maturando conoscenze ed esperienze, e conservando una funzione immaginativa, cibo per la mente e per ogni momento di crisi e di cambiamento.

“...perché a nulla e nessuno è dato di restare fermo, non agli uomini, non all’acqua e neppure al tempo.”
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