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Momenti straordinari con applausi finti

Pubblicato il | Libri & Fumetti

di Daniela De Filippis

Per poter crescere, per poter generare, per mettere al mondo un figlio, per poter amare, dobbiamo uccidere la madre, o il padre? Possiamo trionfare o dobbiamo sentirci colpevoli?

La separazione può essere avvertita solamente come morte o anche come opportunità per un nuovo inizio?

In Momenti Straordinari con applausi finti, GIPI racconta di Silvano Landi, un comico che si trova a fare i conti con la morte della madre.

Il fumettista, autore di livello internazionale, sviluppa l’ossatura del racconto, ovvero la consapevolezza del protagonista che la propria madre stia per morire, su diversi livelli intersecati ed interconnessi, che restituiscono il senso della complessità non solo del lutto ma anche delle vicende che accompagnano la crescita di ogni individuo, alle prese con la costruzione di legami profondi nonché della propria famiglia e con i ricordi della prima infanzia.

Nel fumetto si intersecano diversi racconti o forse flussi narrativi, o livelli di elaborazione del protagonista intorno alla vicenda.

GIPI pagine

Così la negazione di un dolore, il tentativo di rimozione, può essere rappresentata come un gruppo di cosmonauti atterrati su un pianeta sconosciuto, un mondo bianco attraversato talvolta da un corpo nero che cancella la memoria. E se non si ricorda, si può avere la possibilità di tornare nuovi, entusiasti, pieni di speranza a riprendere il viaggio. In un ritorno all'identico però, dove mai potrà esserci cambiamento, in un mondo in bianco e nero.

In un altro flusso narrativo GIPI illustra la possibilità di accesso ad un altro sentimento orrendo, eppur reale: la gioia infinita perché noi siamo i sopravvissuti, perché a morire non siamo noi, e il senso di colpa cui questo vissuto si accompagna: tutto ciò è finemente raccontato attraverso le immagini di un documentario su Salvate il soldato Ryan visto da Landi distrattamente, in cui tra gli attori c’è un veterano della guerra in Vietnam e che deve aiutare gli altri attori ad immedesimarsi. La domanda posta agli attori è centrale:

Sei sul mezzo da sbarco...accanto a te c’è un tuo compagno...con lui hai combattuto in Africa, in Italia. Siete sopravvissuti. Andati a donne insieme...E avete avuto paura. Se questo amico viene ucciso al vostro posto durante lo sbarco, come vi sentireste in quel momento?

E l’accesso a sentimenti così brutali non è immediatamente pensabile per nessuno.

Sarebbe forse semplice, o controllabile magari, se non ci fosse quel grido tuttavia che si sente venire da dentro di sé, dal profondo, incontrollabile e non pensabile, cui non si riesce a dare un volto, se non con la magia delle illustrazioni di GIPI, di un uomo primitivo, nel cui pensiero “niente c’era a somigliare al timbro di quell'urlo”. Perché come direbbe Bion “questi pensieri senza pensatori, pensieri vagabondi, sono anche potenzialmente pensieri selvaggi (…). A noi tutti piace che i nostri pensieri siano addomesticati, ci piace che siano pensieri civilizzati, ben addomesticati, ci piace che siano pensieri razionali.”.

Pensieri che potrebbero essere pensati laddove ci fosse un pensatore in grado di pensarli, di renderli in una forma comunicabile: forse quella della storia di Landi, perseguitato invece dal bambino che era e che non vuole ricordare di quando aveva un buco nel cuore, di quando non riusciva a dormire perché non sopportava il dolore degli altri, il dolore di una madre che a causa delle buie circostanze della vita, era sempre sofferente e lui, bambino, ne soffriva a sua volta.

Una guerra interiore, quella di GIPI e del protagonista del suo fumetto, alla volta del tentativo di accettare un evento della vita, doloroso quanto inevitabile, che paga d’altra parte a caro prezzo, ovvero con l’impossibilità di avere un figlio. Perché se non ci si può separare, se non si può accedere a vissuti dolorosi ma necessari ad un’evoluzione il rischio è che si resti bloccati, su un palcoscenico a fingere un approccio leggero all'esistenza. A fingersi artisti inquieti, comici cinici, pagliacci tristi.

Ed è così che si diventa quando si cresce?

 Momenti straordinari con applausi finti

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