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ASSOCIAZIONE GRADIVA
PAS

La sindrome di Alienazione Parentale

L’acronimo PAS fa riferimento ad un fenomeno osservato e studiato da più di trent’anni, che è di delicata individuazione e richiede più spazio delle brevi dichiarazioni partitiche, che possono invece farne un simulacro ideologico o propagandistico dalle preoccupanti traduzioni giuridiche. La Sindrome di Alienazione Parentale è infatti una delle condizioni che espone a maggiori rischi la consulenza nei procedimenti del Tribunale per i Minorenni, conducendo a delle pronunce di limitazioni o di decadenza della potestà a carico del genitore “sbagliato”, cioè di quello vittima della campagna di denigrazione del coniuge, che invece rappresenta un reale pericolo per lo sviluppo sano del figlio. Nello specifico la PAS è stata descritta per la prima volta negli anni ‘80 e poi sistematizzata in vari studi da Richard Gardner1. In Italia è stata ripresa da Gulotta e Bussi (1998), ma è ancora scarsamente conosciuta. Si tratta di

“un disturbo psicopatologico di soggetti in età evolutiva, di età compresa tra i 7 e i 14/15 anni che insorge principalmente nel contesto delle cause per la custodia dei figli. La sua manifestazione principale è la campagna di denigrazione rivolta contro un genitore: una campagna che non ha giustificazioni. Essa è il risultato della combinazione di una programmazione (lavaggio del cervello) effettuata dal genitore indottrinante e del contributo dato dal bambino in proprio, alla denigrazione del genitore bersaglio. In presenza di reali abusi o trascuratezza dei genitori, l’ostilità del bambino è giustificata e, di conseguenza, la PAS, come spiegazione dell’astio del bambino, non è applicabile”.
Gulotta, Cavedon, Liberatore, 2008

Gardner, nella sua teoria, propone di basare la diagnosi di PAS sull’osservazione di quelli che lui ritiene essere otto sintomi primari nel bambino:

  1. la campagna di denigrazione, nella quale il bambino mima e scimmiotta i messaggi di disprezzo del genitore alienante verso l’altro genitore. In una situazione normale, ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l’altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a favorirla.
  2. la razionalizzazione debole dell’astio, per cui il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o, anche, solamente superficiali.
  3. la mancanza di ambivalenza è un ulteriore elemento sintomatico, per il quale il genitore rifiutato è descritto dal bambino come “tutto negativo”, mentre l’altro genitore è visto come “tutto positivo”.
  4. il fenomeno del pensatore indipendente indica la determinazione del bambino ad affermare di essere una persona che sa pensare in modo indipendente, con la propria testa, e di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione senza influenza del genitore programmante.
  5. l’appoggio automatico al genitore alienante è una presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore alienante, in qualunque genere di conflitto si venga a creare.
  6. l’assenza di senso di colpa è il sesto sintomo: questo significa che tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore escluso, avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino.
  7. gli scenari presi a prestito sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente venirne da lui direttamente, come l’uso di parole o situazioni normalmente non conosciute da un bambino di quell'età per descrivere le colpe del genitore escluso.
  8. infine, l’ottavo sintomo è l’estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, che coinvolge nell'alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.

In questa situazione il genitore alienante spinge il bambino a prendere delle posizioni nella campagna di denigrazione del tutto immotivata contro il genitore alienato (o bersaglio), facendo leva sulle paure che il bambino ha di perdere l’affetto del genitore più forte e prevaricatore, di solito quello affidatario; che viene visto come unico punto di riferimento rimastogli, in seguito al divorzio o alla separazione.

Quando si instaura un conflitto, potrebbe accadere che il progetto genitoriale va scindendosi e contrapponendosi: entrambi i genitori ritengono che il “proprio” progetto genitoriale sia quello “migliore” per il figlio. Il figlio viene, di fatto, strumentalizzato a discapito di quello che sarebbe il suo interesse educativo. Questi figli sembrano oscillare tra un adattamento forzato a due stili di vita ed il rifiuto di uno per l’accoglienza dell’altro: la richiesta di un doppio adattamento può alla lunga, risultare eccessivamente faticoso e facilitare il comportamento di scelta a favore di un genitore. L’ansia e l’aggressività, ma anche la tristezza e l’impotenza sono modalità diverse con le quali il minore può reagire a queste situazioni conflittuali. All'interno di queste “separazioni impossibili” troviamo significative patologie relazionali. Escludendo dei casi di maltrattamento conclamato in cui si rende necessario, anche legalmente, l’allontanamento del genitore abusante, altre situazioni possono apparire molto più opache, per cui risulta fondamentale comprendere l’esperienza fallimentare di “perdita”. Buzzi (1997) afferma che “dopo l’abbandono da parte del coniuge, la paura più grande è quella di perdere i figli o di essere abbandonati anche da loro, quindi alcuni genitori (quelli psicologicamente più deboli) cercano di averne il controllo più totale esternando un amore possessivo e controllante […] In tutta questa tempesta emotiva sovente i genitori programmanti finiscono col perdere di vista i sentimenti personali dei figli e col proiettare su di essi i propri sentimenti per assicurarsene il sostegno”. L’intensità della sofferenza dei figli e della coppia dipende da una serie di variabili che interagiscono fra di loro, come ad esempio: la personalità dei genitori e la loro capacità genitoriale pregressa, le cause della separazione e le modalità con le quali questa sta avvenendo; l’età, il sesso e il numero dei figli, il grado di consapevolezza e la capacità di fronteggiare l’evento dei genitori stessi (Gulotta, Cavedon, Liberatore, 2008). La mancata elaborazione della separazione, il non raggiungimento del cosiddetto “divorzio psichico” comportano la cronicizzazione del conflitto dove non c’è lo spazio per una sua mediazione. Cigoli (2001) ha sottolineato l’incastro relazionale o “legame disperante” attraverso cui si mantiene la conflittualità coniugale correlandolo all’impossibilità di separarsi (Malagoli Togliatti, Lubrano, Lavadera, 2009).

Chi ha il compito, quindi, di investigare sui casi in cui viene segnalata una situazione di rifiuto verso un genitore, che sia sostenitore della PAS o meno, si trova di fronte all'arduo compito di distinguere preliminarmente se la preferenza di quel bambino per quel genitore sia, per così dire, genuina o indotta, e ciò è possibile solo attraverso una dettagliata analisi sul reale comportamento del minore e sulla conoscenza approfondita delle dinamiche familiari tali da poter effettuare una diagnosi differenziale. Sotto l’onda d’urto delle proteste che hanno investito il ddl Pillon, la parola PAS sta sparendo dalle carte processuali per essere sostituita da manipolazione, rapporto fusionale, simbiosi, ostracismo. Anche l’American Psychiatric Association, ovvero l’associazione americana i cui membri sono specializzati in diagnosi, trattamento, prevenzione e ricerca di malattie mentali, non ha incluso la PAS nel DSM-5 (edizione aggiornata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), ma ha previsto in esso un buon numero di disturbi che possono dar luogo all’alienazione parentale2. Il più esplicito è il Disturbo d’Ansia da Separazione, in cui un bambino prova un’ansia intensa a lasciare il genitore quando deve recarsi a scuola, oppure in cui il genitore stesso prova un tremendo senso di vuoto se il bambino non dorme con lui o trascorre il weekend con l’altro genitore. Nei casi estremi si producono anche tipici deliroidi da parte del bambino o del genitore o di tutti e due sul verificarsi di incidenti, rapimenti, abusi, violenze e molto altro se non sono insieme. Uno studio panoramico sulla sindrome, pubblicato nel 2015 sul Journal of Psychopathology condotto da Siracusano approda a conclusioni che giustificano questa classificazione che vede l’alienazione parentale non come una patologia individuale, ma un problema relazionale ovvero un modello disfunzionale di relazione familiare.

L’ampliamento della trattazione sul tema appare doverosa (anche se in questo caso non esaustiva), allo scopo di diradare la nebbia semantica e quella applicativa ed evitare che la strumentalizzazione relazionale dei minori nelle controversie coniugali, divenga a sua volta oggetto di manipolazione da parte di avvocati e politici. Interrogarsi sulle distorsioni cognitive e sulle mistificazioni relazionali che certe separazioni conflittuali inducono, favorisce una fondamentale distinzione tra i casi di PAS e quelle situazioni in cui il rifiuto del bambino è motivato da condotte reali del genitore (maltrattante e abusante) o anche da quei casi in cui la preferenza per uno dei due genitori è genuina e non indotta.


Note
  1. Psichiatra forense della Columbia University di New York.
  2. Il fenomeno della Pas è possibile individuarlo all’interno del DSM-5 nella sezione “Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica” (pag. 831 DSM-5 versione italiana). Parent-child relational problem (Problema relazionale genitore-bambino) [V61.20 (Z62.820) p. 831 ver. it.] con lo sviluppo di problemi cognitivi che possono includere “attribuzioni negative alle intenzioni altrui, ostilità verso gli altri, o rendere gli altri il capro espiatorio e sentimenti non giustificati di alienazione (nella ver. ing. “estrangement”); Child Affected by Parental Relationship Distress – CAPRD (Effetti negativi del disagio relazionale dei genitori sul bambino) [V61.29 (Z62.898) p. 832 ver. it.]: questa categoria dovrebbe essere usata quando il focus dell’attenzione clinica è rappresentato dai negativi effetti della discordia nella relazione tra i genitori su un figlio. Child Psychological Abuse (Abuso psicologico infantile) [p. 836 ver. it] contempla atti verbali o simbolici non accidentali da parte del genitore di un bambino o di un caregiver che causano, o possono ragionevolmente causare, danni psicologici al bambino.

Riferimenti bibliografici
  • GARDNER, R.A. (1999) Differentiating between the parental alienation syndrome and bona fide abuse neglet. The American Journal of Family Therapy, vol. 27 n. 2, pp. 97-107.
  • GULLOTTA, G., BUZZI I. (1998) La sidrome di alienazione genitoriale: definizione e descrizione, Pianeta infanzia, Questioni e documenti, Istituto degli Innocenti di Firenze, pp. 27-42.
  • GULOTTA, G., CAVEDON, A., LIBERATORE, M. (2008), La sindrome da alienazione parentale (PAS). Giuffrè, Milano.
  • MALAGOLI TOGLIATTI, M., LUBRANO LAVADERA, A. (2009), Il rifiuto e il disagio dei figli nei casi di separazione conflittuale: possibili percorsi evolutivi. In Maltrattamento e Abuso all’Infanzia, vol. XI, 3, pp. 35-68.
  • SIRACUSANO A., BARONE Y., LISI G., NIOLU C. (2015) Parental alienation syndrome or alienating parental relational behaviour disorder: a critical overvie. Journal of Psychopathology. 21, pp. 231-238.

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